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In sanscrito, l’antica lingua indiana, chakra significa ruota, simbolo universale dell’eterna trasformazione.

Con la pratica dello yoga l’individuo si collega al divino attraverso diversi stadi di stati di coscienza sempre più evoluti rappresentati proprio dai chakra. 

Talvolta accade che l’energia venga bloccata all’interno di un plesso, con conseguente chiusura dell’individuo stesso che non è in grado di far entrare dentro di sé l’enegia universale e quindi sentirsi bene ed essere felice. 

Lo squilibrio che si crea causa problematiche a livello fisico ed emotivo. 

Aprire i chakra significa aprirsi alla Gioia dell’universo ed essere in comunione con il tutto. 

Vi è un continuo ruotare di questi centri di energia nel nostro corpo sottile che è composto da tre canali energetici, detti nadi, e 7 chakra principali disposti lungo la colonna vertebrale, partendo dall’osso sacro, dove ha origine la Kundalini, fino alla sommità della testa: 

Muladhara: plesso pelvico

Swadisthan: plesso aortico

Manipura: plesso solare

Anahata: plesso cardiaco

Vishuddhi: plesso cervicale

Ajna: chiasma ottico

Sahasrara: area limbica

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Pravrtty aloka nyasat suksma vyavahita viprakrsta jnanam (Yoga Sutra)

La kundalini è la forma di energia e di coscienza che giace arrotolata alla base della spina dorsale fin dalla nascita, come fosse un serpente avvolto a spirale, ed una volta risvegliata risale lungo la colonna vertebrale purificando i vari chakra lungo il suo pecorso.

I chakra vengono chiamati anche padma, che significa loto, in quanto ognuno di essi ha un certo numero di petali, con la specifica funzione di portare luce e vita ad una determinata parte del corpo.

Patanjali scrisse riguardo al dono che si riceve durante la pratica dello yoga se si porta l’attenzione all’ascolto dell’energia. Concentrandosi sui chakra impareremo ad ascoltarci e percepire la nostra luce interiore, la profonda conoscenza che tutto pervade.

Pravrtty aloka nyasat suksma vyavahita viprakrsta jnanam (Yoga Sutra)

I chakra inferiori sono legati agli aspetti più concreti della vita, come l’azione e la sopravvivenza, perchè fisicamente più vicini alla terra. I chakra superiori, invece, servendosi di concetti ed immagini, rappresentano a livello simbolico, le nostre aree mentali. 

Ogni chakra è in profonda relazione ad un determinato elemento archetipico e principi universali e porta con sé, attraverso i colori dell’arcobaleno, un legame vivente tra cielo e terra.

Il muladhara, di colore rosso, è legato alla terra, solida e densa, e quindi al principio di gravitazione e alla sopravvivenza. E’ associato alle ghiandole surrenali e la parte del corpo ad esso collegata sono il sistema scheletrico e l’intestino crasso.

Lo swadisthan, legato alla sfera della sessualità, ha come elemento l’acqua, fluida ed informe . E’ di colore arancione. Le ghiandole endocrine interessate sono le gonadi in relazione con l’apparato riproduttivo e i reni. 

Il manipura, giallo, ha come simbolo il fuoco, che irradia la sua luce attraverso la combustione. Svolge, con il suo potere, il compito della trasformazione. E’ associato al pancreas e ha corrispondenza a livello corporeo con il sistema nervoso, lo stomaco, il fegato e la cistifellea.

L’anahata, verde, con la sede nel cuore, simbolo dell’amore, associato all’aria, spaziosa e leggera, ci conduce verso l’equilibrio. La ghiandola è il timo ed interessa, oltre allo stesso cuore, il sistema circolatorio, nervo vago e polmoni.

Il vishuddhi, sede della comunicazione, a livello vibrazionale, utilizza il suono come pulsazione ritmica, ha come colore il blu. E’ al centro della tiroide e governa corde vocali e bronchi.

L’ajna, legato al concetto di intuizione, ha in sé, a livello simbolico, la luce che illumina. Il colore associato è l’indaco. La ghiandola è l’ipofisi e regola naso, orecchie, occhio sinistro e cervelletto.

Il sahasrara, con l’elemento etere, è la coscienza stessa, ha il colore del bianco/viola. E’ associato all’epifisi e la relativa corteccia celebrale e l’orecchio destro. 

Vediamo ora nel dettaglio le caratteristiche di ognuno di essi.

Il primo chakra, il Muladhara, corrisponde al primo stadio dell’evoluzione dell’umanità in cui prevale l’istinto animale di sopravvivenza primordiale. In esso è custodita la memoria ancestrale  comune a tutta l’umanità. Il nome significa base o radice, perchè è il punto in cui inizia il sistema sottile. È il supporto sul quale si appoggia l’energia Kundalini per la sua ascesa attraverso Sushumna nadi , il canale centrale. È localizzato nel plesso pelvico, tra i genitali e l’ano, di colore rosso, è rappresentato con quattro petali simbolo delle quattro porte della vita, i punti cardinali.

Sul piano fisico il muladhara presiede al controllo della nutrizione e del sistema osseo, avendo una relazione simbolica con l’elemento terra e possiede un certo magnetismo. Da esso si origina il senso dell’orientamento sviluppato spesso negli animali, ad esempio gli uccelli migratori. Attraverso il primo chakra si partecipa attivamente alla vita della Terra percependone gioia o sofferenza ed è quindi legato alle emozioni piu’ recondite. Gli organi d’azione del muladhara sono i piedi che sono collegati fisicamente alla stabilità e al senso dell’equilibrio esteriore ed interiore. Sviluppa la potenza dell’istinto e quando è bloccato possono verificarsi malattie negli organi che lo regolano e a livello emozionale porta a sviluppare sentimenti di paura, tristezza, odio, ira. 

Meditando su di esso ci si connette alle dimensioni subcoscienti dell’intera umanità riuscendo a generare dentro di noi la purezza, la spontaneità, la saggezza.  

Il secondo chakra, lo Swadisthan, è legato alla sessualità, alla creatività in tutte le sue forme, e alla libera espressione del proprio Io. Ha come elemento l’acqua che con il suo ciclo vitale e il suo ruolo nella riproduzione permette la continuazione della vita. E’ di colore arancione ed è rappresentato come simbolo da un fiore di loto con sei petali.  Posizionato tra l’osso pubico e il coccige è associato all’inconscio e alle emozioni, al suo interno riposa allo stato dormiente, il karma delle vite passate, sempre pronto a risvegliarsi. Corrisponde allo stadio di evoluzione in cui l’umanità comincia ad aggregarsi in piccoli nuclei e clan. 

Oltre agli organi sessuali, lingua e gusto, a questo chakra sono collegate le mani, fondamentali per creare ma anche distruggere; è considerato il chakra degli artisti che lavorano con il corpo e la materia. 

Nello swadisthan è contenuta, a livello inconscio, la memoria del nostro bambino interiore, le sue emozioni, tutto il suo vissuto, la sua paura e la sua gioia. Attraverso la meditazione sul secondo chakra è possibile guarire questo bambino interiore dalle sue ferite, imparare ad amare gli aspetti repressi e, spesso temuti, della nostra eredità animale, l’aggressività, la forza e la vitalità. L’intento più profondo sarà quello di ritrovare il nostro ‘spirito primitivo’, diventando consapevoli delle nostre paure più recondite, derivanti dall’istinto alla sopravvivenza registrata nel primo chakra.

Il terzo chakra, Manipura, viene riconosciuto come lo stadio attuale dell’evoluzione dell’umanità, in cui è racchiusa la volontà di affermazione individuale. È posizionato a livello del plesso solare, tra l’ombelico e lo sterno, di colore giallo e viene rappresentato da dieci petali. È il centro delle intuizioni, esercita enorme influenza sul sistema nervoso e immunitario, legato agli occhi, ma soprattutto alla digestione.  Ha un potere radioso e splendente ed è per questo che viene associato al sole e al calore del fuoco. La parola Manipura in sanscrito significa  ‘la città della gemma rilucente’. Centro del potere personale e fisico rappresenta anche il desiderio di inglobare in sé l’universo, viene infatti associato all’archetipo del guerriero spirituale come colui che è capace di conoscere la propria missione, portandola a compimento. E’ collegato all’autostima e alla percezione del nostro valore.

Il quarto chakra, Anahata, è il chakra del cuore e racchiude in sé l’evoluzione dell’umanità, che si apre all’influsso dello Spirito e dell’amore universale, dopo aver superato le paure e i vari processi di individualizzazione. È considerato la porta del nostro tempio interiore, della nostra anima, della parte infinita di noi stessi. In questo centro, di colore verde a dodici petali, i desideri e le emozioni vengono trasformati in capacità di amare e l’amore è la forza di guarigione più potente. È infatti considerato il chakra che governa i sentimenti più elevati dell’essere umano e ci aiuta a riconoscere che siamo interconnessi alla vita e all’universo. Dal cuore nasce la nostra capacità empatica, ossia l’abilità di entrare in comunione e sintonizzarci con le vibrazioni cosmiche. L’elemento aria che è ovunque, spazia nell’infinito in continuo movimento. Nella pratica dello yoga, l’aria ricopre una fondamentale importanza. È nel pranayama, nel respiro, che l’energia vitale, detta appunto prana, da cui nasce tutta la vita, scorre nel corpo e ci rende vivi. 

Il quinto chakra, il Vishuddhi, è localizzato nella gola, è il centro della relazione in cui i desideri, i sentimenti e le emozioni, vengono trasformati e si liberano nella comunicazione. È caratterizzato dal colore blu e un fiore di loto con sedici petali e viene considerato il centro della conoscenza intuitiva, del pensiero e dell’espressione della propria creatività spirituale. L’elemento etere lo identifica insieme all’energia del suono, ma è all’interno di noi stessi che possiamo percepire la pace nascosta della Creazione. Ascoltando la nostra voce interiore entreremo in contatto con il nostro spirito, riceveremo i suoi suggerimenti, diventando consapevoli del compito reale che siamo stati chiamati a svolgere nella vita: il nostro Dharma. 

Ajna, è il sesto chakra conosciuto anche come Terzo Occhio, situato al centro tra le sopracciglia in cui si incontrano i due canali del sistema sottile, ida e pingala, in cui scorre il prana. All’interno di esso si riuniscono gli opposti: maschile e femminile, sole e luna, emisfero destro e sinistro del cervello. Il fiore di loto con due petali che lo contraddistingue sono associati alla luce, fonte di energia e simbolo di conoscenza . E’ qui che si sviluppa l’intuizione, il cosiddetto sesto senso, e l’immaginazione creativa. Attraverso il suo equilibrio sarà possibile giungere all’intima conoscenza di sé realizzando il proprio destino.

Il Sahasrara è il settimo chakra, il loto dai mille petali, è il canale che connette l’uomo al cielo, nella dimensione spirituale, ossia l’illuminazione. Posizionato sulla sommità della testa, è associato l’elemento metallo e al colore viola, è il chakra più evoluto che consente di entrare in contatto con gli esseri di luce e ricevere da loro l’amore universale e l’energia per compiere la nostra trasformazione. Lo stato di illuminazione che da esso trascende, viene descritto con le parole Sat-Chit-Ananda, verità, consapevolezza e beatitudine

Scritto da Monica Saiu, freelance writer. Si dedica alla pratica yoga da 15 anni e si definisce una ricercatrice all’infinita esplorazione del se’

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